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Archeologia Industriale del Salento

Archeologia Industriale leccese dall'800 al '900

Nel corso della sua storia plurisecolare, il Salento mantiene la sua innata natura di terra di confine, che ha saputo valorizzare le tecnologie e le tipologie architettoniche e industriali

Parlare di archeologia industriale nel Salento, può sembrare improprio ai più sprovveduti. Invero l'uso (millenario) dell'olio d'oliva, il rinomato "oro liquido", costituisce la primizia delle attività industriali del Salento, perchè nei frantoi la produzione di olio è stata basata su processi industriali analoghi a quelli della produzione industriale dell'era moderna e contemporanea.
Nel corso della sua storia plurisecolare, il Salento mantiene la sua innata natura di terra di confine, che ha saputo valorizzare le tecnologie e le tipologie architettoniche e industriali. La sua enorme acquisizione di stili ed esperienze soprattutto seicentesche, è legata ai rapporti commerciali che legava Napoli, Venezia e Sicilia nordorientale, ai principali centri di mercato oleario salentino che nel corso del 1500 si concentrava nei territori e porti di Lecce, Ostuni, Otranto, Gallipoli, Brindisi e S.Cataldo verso i flussi mercantili di Venezia.
Nel 1500, Gallipoli aveva il porto più importante d'Europa per il commercio dell'olio. Le attività industriali sono: produzione dell'olio, del vino, del tabacco, lavorazione della cartapesta, della pietra leccese, l'avvento del vapore, distillerie di liquori, illuminazione a gas 1873, tranvia elettrica 1898 - 1933, ghiacciaia 1898.
I principali processi industriali del Salento sono legati alla produzione dell'olio nel frantoio. Il frantoio e' una sezione di lavoro sottostante la superfice. Venivano scavate nella terra e nella roccia dei cunicoli entro i quali, per molti secoli, hanno vissuto e lavorato gli operai della terra dei due mari. Negli ambienti del sottosuolo si svolgevano le fasi caratterizzanti l'organizzazione delle attività produttive. L'industria dell'olio era organizzata secondo fasi sequenziali e ripetibili. Le olive venivano macinate nei torchi. La produzione olearia era destinata ad accogliere tutto il bacino del Mediterraneo.


L'illuminazione Pubblica di Lecce come stimolo di progresso (fino alla metà dell'800)

Anche se lento, quel progresso economico incontra le speranze di coloro che volevano creare le condizioni per attivare nel futuro un vasto e ricco bacino d'utenza.

Quando i cittadini leccesi dell'Ottocento passeggiavano in città la sera, si ritrovavano nella penombra dei pochi fanali a olio (lanterne o lampioni) collocati per l'illuminazione notturna lungo le vie principali e nelle piazze della città. Nelle ricorrenze più salienti, sotto i balconi e davanti alle botteghe, sfilavano le processioni dei santi circondate da lumi a olio (le lucerneddre de Santu Ronzu) ricche dei gonfaloni variopinti delle arciconfraternite. Fra gli anni Sessanta e i primi del decennio seguente dell'Ottocento, in occasione delle feste cittadine, fra i solenni palazzi stemmati, con balconi e finestre illuminate a olio, nella strada affollata di passanti e commercianti e di fronte ad una speziera, i venditori di candele si confondevano ai distributori di manifesti teatrali.

Nel 1852 Padre Nicola Miozzi, maestro di Fisica al Collegio gesuita di S.Giuseppe, eseguì una serie di esperimenti di elettricità con la caldaia a vapore; e nel 1859 in occasione della visita del Re Ferdinando II a Lecce, eseguì una serie di esperimenti di illuminazione con lampada ad arco alimentata da pile Bunsen (Palazzo dell'Intendenza). Nel 1857 Oronzo Romano creò un apparecchio per l'illuminazione elettrica analogo a quello del Miozzi [Cfr: L.Ruggiero, Un primato leccese caduto nell'oblio, in "Lu Lampiune", a. IV (1988), n. 1, pag.13].

In questo periodo, come già nell'antica Lupiae, vige ancora il tradizionale e millenario sistema d'illuminazione ad olio di uliva e di bacche di mortella. (1)
Invero il capoluogo salentino pur non avendo alcuna tecnologia industriale nel campo della illuminazione, non fu affatto estranea o all'ombra del dibattuto contesto scientifico nazionale che si apriva particolarmente all'indomani dell'Unità d'Italia. (2)

Il diffondersi dell'illuminazione a petrolio (verso la metà dell'Ottocento), e poi a gas di petrolio, grazie alla rinnovata vitalità sociale e tecnica, favorisce anche la nascita e l'affermazione dei primi processi industriali del Salento.

Manifesto del 27 marzo 1874, relativo alla pubblica vendita dei fanali e di tutto il materiale obsoleto per Lecce, che che già nel 1873 aveva trasformato la sua fisionomia con l'illuminazione a gas di petrolio.

Prima e durante gli anni dell'apertura del canale di Suez (e dell'attracco della Valigia delle Indie nel porto di Brindisi), gli usi e le consuetudini della città di Lecce, si tipizzano nel trapasso dalla semplicità della vita contadina al tentativo di internazionalizzare le capacità produttive. Nella nostra regione di frontiera, la possibilità d'un'apertura libera ed economica, per quanto improbabile, rendeva consapevoli quelle Amministrazioni della necessità di adeguarsi in tempo, prima che lo sviluppo del Nord la travolga. Una forte spinta al progresso fu attuata negli anni 1872-73: infatti "Lecce fu, dopo Perugia, la seconda città d'Italia illuminata con gas estratto dal petrolio". (3)

In questo contesto ed al margine dello sviluppo industriale delle aree europee, favorite da quel processo, si collocano - dunque - molte iniziative atte a promuovere lo sviluppo e l'affermazione della città di Lecce. Le memorie degli ultimi trenta anni dell'Ottocento, rappresentano oggi, lo spirito d'un traguardo storico e archeologico industriale, perchè a partire da allora e sino agli anni Trenta del Novecento, si dispiegano i primi sessant'anni d'industria locale, segnati dall'avvio delle industrie del gas e dell'elettricità. L'avvento del gas favorì inoltre, l'avvio del settore dei trasporti. L'appalto per l'illuminazione a gas di petrolio, venne concesso nel 1872, dal Comune di Lecce all'industriale belga Cassian Bon, cui farà seguito la Società Generale per l'Illuminazione a Gas (la quale assunse per diritto di cessione dell'appalto le officine leccesi appartenute alla predetta ditta Cassian Bon).
Un ulteriore atto di cessione fu operato a vantaggio della Tuscan Gas Company (Limited), registrato a Roma il 20 febbraio 1893. (4)
Con quest'ultima, l'illuminazione era ottenuta gassificando il carbone fossile. Infine, nel 1898, con l'amministrazione Pellegrino, compare l'illuminazione elettrica e, poco dopo, il trasporto elettrico su rotaia, affidato alla ditta berlinese Koppel.

Con questi 'futuristici' mezzi (illuminazione prima e locomozione poi) le due amministrazioni Pellegrino, avviano la politica della municipalizzazione dei servizi pubblici.
L'ex convento delle Angiolille (poi palazzo Carafa), diviene la sede del Municipio;
la ditta Cozza-Guardati costruisce l'acquedotto;
sorge la zona industriale della città con la fabbrica del ghiaccio e la centrale elettrica.

Anche se lento, quel progresso economico incontra le speranze di coloro che volevano creare le condizioni per attivare nel futuro un vasto e ricco bacino d'utenza.

(1) Cosimo De Giorgi, Numero Unico per le Feste Inaugurali del giugno 1898; Tipografia Editrice Salentina, fratelli Spacciante, 1898.


(2) G.Candido (Lecce, 1837-1906) nel 1868 inaugurava la sua rete di 4 orologi elettrici sincroni da torre. Quella fu la prima realizzazione del genere in Italia ed una delle poche in Europa. Mentre il professore C.De Giorgi (Lizzanello, 1842-1922) nel 1871 dava il via ad una raccolta sistematica di osservazioni meteorologiche del Salento; terra che, grazie al De Giorgi, vanta il privilegio di essere una delle poche zone d'Italia ad avere avuto un periodo d'osservazione del clima fra i più lunghi; nel 1874 il De Giorgi inaugurò un proprio osservatorio meteorologico all'avanguardia, il secondo con quello di Castellaneta.
(3) op. cit. Numero Unico per le Feste Inaugurali del giugno 1898, a cura di C.De Giorgi.
(4) Cfr. Archivio Storico Comunale di Lecce, Cast. Carlo V; fald. X 3 1, B5

 

 

L'illuminazione cittadina a olio nell'Ottocento leccese (sino al 1873)

 

La scarsa documentazione sull'illuminazione urbana leccese all'inizio dell'Ottocento, ci informa che nel 1818, c'erano 79 "riverberi" (lampioni), e che la spesa relativa a 54 giorni (nel periodo compreso fra agosto e i primi dieci d'ottobre di quell'anno) era pari a 458,59 ducati e mezzo. (1)

Proseguendo la lettura del De Giorgi, "... sino al 1860 tutte le vie della nostra città furono illuminate con lampade ad olio di uliva. ... Le vie di Lecce erano tutte all'oscuro; pochi fanalisti le percorrevano a passo di tartaruga, muniti di una lanterna e di una lunga scala di quelle che si adoperano dai contadini per abbacchiare le ulive. I pubblici lampioni erano degli arnesi madornali sospesi in cima a lunghe pertiche di ferro. Giunti ad uno di questi i fanalisti distaccavano dal muro una catena che era attaccata con l'altro capo alla pertica, facevano girare quest'ultima su grossi arpioni, in modo da condurla nel mezzo della via, e poi la fissavano con due barbacani di ferro. Quindi montavano sulla scala e accendevano la lampada. Era l'affare di un buon quarto d'ora per ogni fanale, e di un paio di ore per tutti. Tuttociò avveniva nei soli giorni nei quali la luna non splendeva sull'orizzonte; ed i fanalisti dovevano tener sempre l'occhio al calendario. Dal primo giorno del novilunio sino al terzo dopo il plenilunio i lampioni restavano inesorabilmente spenti". (2)

Le migliori occasioni per avere un pò di luce nella città di Lecce, prosegue il professore in quest'articolo, s'avevano nel periodo estivo, in occasione delle feste patronali in onore del santo patrono della città (dal 15 al 26 agosto) o di altri santi, allorquando "le poetiche lucerneddre de Santu Ronzu ... ornavano i davanzali delle finestre e gli architravi delle porte nelle case meno agiate. L'illuminazione ad olio nelle vie e nelle piazze (la così detta villa e la macchina, tuttora in uso) e sulle facciate delle chiese era di rito in queste occasioni; ma orribile era il puzzo della moccolaja (moccolo = residuo di candela) che restava fino a tarda ora di notte. Questo sistema patriarcale era adottato anche dai privati; e se riusciva dannoso ai polmoni era molto igienico per la vista".(3)

(1) Intendenza di Terra d'Otranto, Affari Generali, b.39, fasc. 764; 16 ottobre 1818.
(2) Cosimo De Giorgi, Numero Unico per le Feste Inaugurali del giugno 1898; Tipografia Editrice Salentina, fratelli Spacciante, 1898.
(3) ibid.

 

 

​L'illuminazione a Gas di petrolio nella città di Lecce nel 1873

Sulla base della memoria letteraria e sociale della città di Lecce, (Cfr. De Giorgi), negli anni Settanta dell'Ottocento la città era sensibile alle novità di progresso economico tecnico e sociale: "La nuova illuminazione venne considerata dai nostri concittadini come un indice di civiltà e di progresso; e la nostra Atene pugliese non volle esser da meno delle altre sue consorelle italiane. La parola progresso applicata alle altre del secolo dei lumi correva allora sulle bocche di tutti ed era ripetuta sino alla noia sui giornali leccesi di quel tempo". (1)

A partire dall'ultimo trentennio dell'800 l'illuminazione a gas di petrolio, giungeva nelle vie per mezzo di solidi bracci in ghisa, inchiodati ai muri dei palazzi (con tubatura connessa), o con colonnine come nella foto.

Oggi, di questo genere di strutture (400 fanali distribuiti nelle piazze e nelle vie principali), permangono in situ 2 colonnine finemente decorate in ghisa, databili al 1873, che si trovano di fronte la chiesa S.Maria della Nova in via Idomeneo. In esse, come si vede, è rappresentato lo stemma della città, così come era previsto all'art. 13 del capitolato.

 

Nella foto, un lampione con decorazioni in ghisa e stemma della città di Lecce, 1873. In realtà la lupa guarda sempre a Ovest mentre qui è rivolta a Est. È una delle due colonne in ghisa ancora oggi presenti di fronte alla chiesa di S.Maria della Nova, in via Idomeneo a Lecce. I lavori di impianto del nuovo sistema di illuminazione a gas di petrolio iniziarono nel febbraio del 1873 e si conclusero nel marzo del 1874, trasformando la fisionomia della città. Fra ottobre e novembre 1873, i Municipi di Copertino, Torchiarolo, Alezio, Trepuzzi, Castellaneta, Taviano, Brindisi, Massafra oltre ad alcuni privati, chiesero la cessione, a prezzo di estimo, dei vecchi fanali a petrolio. Lecce effettuò una vendita pubblica nel maggio del 1873, e un'altra l'anno seguente (v. manifesto). (2)


(1) Cosimo De Giorgi, Numero Unico per le Feste Inaugurali del giugno 1898; Tipografia Editrice Salentina, fratelli Spacciante, 1898.
(2) Archivio Storico Comunale di Lecce, Cast. Carlo V;

La Tramvia Elettrica Lecce San Cataldo 1898-1933

Le profonde trasformazioni avvenute all'indomani dell'Unità d'Italia, hanno generato uno sviluppo capitalistico ed un rivolgimento nel sistema dei rapporti tra città e campagna, alterando le gerarchie dei secoli precedenti. Ad esempio le nuove leggi di mercato e di produzione, lo sviluppo del sistema dei trasporti e l'estensione della rete stradale e ferroviaria non hanno favorito egualmente i centri del Nord come quelli del Sud: Torino, Genova, Milano, Bologna alla fine dell'Ottocento sono state al centro d'una trama di vie di comunicazione che alimenterà la loro crescita industriale e commerciale.Al loro sviluppo mutano i legami con la campagna circostante che si integrerà a quelle città divenendo sobborgo e periferia dei grandi centri.

Nel 1896 il Sindaco G.Pellegrino fece approvare dal Consiglio comunale un capitolato di base per una gara d'appalto, alla quale parteciparono le ditte Donato Greco, Vincenzo Contursi ed il marchese Gennaro Pepe, ingegnere capo del Genio Civile di Napoli; a quest'ultimo fu assegnato l'appalto dei lavori.

Conclusa la gara nel marzo 1896, pervenne al Sindaco l'offerta della ditta Pasquale Ruggieri, la quale si dichiarò disposta ad assumere l'appalto dei lavori e la concessione dell'esercizio della tranvia a vapore Lecce-S.Cataldo.
Stipulato il compromesso, l'ingegnere Ruggieri volle sostituire la trazione elettrica a quella a vapore e, associatosi al signor Arthur Koppel di Berlino, fece una proposta formale al Comune che l'accolse. (1) Sin dal 21 novembre 1898 il Ruggeri assunse in proprio l'esercizio dell'officina a gas.   Ma il 13 gennaio 1899 si ritirò dalla società. Nel frattempo l'Amministrazione Pellegrino aveva affidato alla ditta Koppel anche la concessione del servizio dell'illuminazione elettrica della città, in sostituzione di quello a gas gestito dalla "Tuscan Gaz Company Limited".

Per entrambi i servizi la Società berlinese impiantò in città una centrale elettrica. Gli ingegneri tedeschi che giunsero a Lecce al seguito della Koppel, costruirono la tramvia e gli impianti elettrici del trasporto ferroviario, grazie all'esperienza sperimentata in ogni parte del mondo.

Per questo primato ottenne la Medaglia d'oro alla Mostra Internazionale di elettricità di Torino. (2)

Le corse regolari iniziarono il 1¡ luglio 1898. Il servizio veniva effettuato da quattro treni ad intervalli di 45 minuti ciascuno. La centrale elettrica e il deposito tramviario erano composti da alcuni fabbricati impiantati nella zona industriale della città, lungo il viale Unità d'Italia, sul terreno del vecchio tiro a segno, dove la società tedesca disponeva di oltre 18.600 mq. di terreno. In prossimità delle caldaie fu costruita la ciminiera per lo scarico dei fumi di combustione delle caldaie alta 40 m. a sezione ottagonale. Il fabbricato industriale fu destinato alla rimessa delle vetture tranviarie nel 1898; disponeva di quattro ingressi con rotaie; in un altro edificio erano collocate le caldaie.

Il macchinario utilizzato era composto dai due motori a vapore, sistema Tandem a due cilindri ad alta e bassa pressione, ognuno dei quali alimentava due dinamo generatrici tipo Walker di potenza pari a 65 cavalli. Ogni dinamo era in grado di produrre una tensione pari a 300 Volt, sufficiente per l'esercizio di tutta la tranvia e capace di mettere in moto contemporaneamente quattro treni di due vetture ognuna.
Un quadro di distribuzione in marmo gestiva tutta la corrente elettrica prodotta e conteneva gli apparecchi necessari alle commutazioni, comandi e distribuzione. Il fabbricato industriale era poi composto dalle caldaie (sistema Cornovaglia a due fornelli, la cui alimentazione avveniva tramite una cisterna capace di 2.000 mc. di acqua alimentata da due grandi pozzi); e poi da due motori a vapore, quattro dinamo, un magazzino, un trasformatore, le officine per le riparazioni e per la verniciatura delle vetture.
Non si escludeva l'attivazione d'un servizio merci. Lungo il tragitto furono predisposti 25 passaggi a livello e raddoppi di binario con scambi automatici alle stazioni di partenza, di arrivo e di fermata. Lungo tutta la linea venne impiantato un servizio telefonico con apparecchi e accessori necessari a garantire un servizio sicuro ed efficiente. Il materiale di armamento, in acciaio e posato su traversine di quercia, era del tipo Vignole, come quello utilizzato per le tramvie elettriche di Torino, Milano e Roma. Le carrozze motrici, simili a quelle adottate in queste città, avevano due motori elettrici da 25-30 HP, uno per ogni asse, con una potenza di 25 cavalli ognuno. Queste carrozze contenevano 22 posti a sedere, di cui otto di prima classe e quattordici di seconda, e venti posti in piedi sulle due piattaforme. Le due classi erano separate da una divisione a vetri e legno e da cuscini foderati di pelle. Avevano una tara di 5.000 kg.

Il materiale rotabile era stato costruito in Germania.
Le vetture "dipinte in giallo e rosso", erano elegantissime
e illuminate con lampade ad incandescenza.
Le carrozze avevano 14 posti a sedere tutti di 2a classe
ed una tara di circa 3.000 kg.

(1) Cosimo De Giorgi, Numero Unico per le Feste Inaugurali del giugno 1898; Tipografia Editrice Salentina, fratelli Spacciante, 1898.
(2) G.Candido (Lecce, 1837-1906) nel 1868 inaugurava la sua rete di 4 orologi elettrici sincroni da torre. Quella fu la prima realizzazione del genere in Italia ed una delle poche in Europa. Mentre il professore C.De Giorgi (Lizzanello, 1842-1922) nel 1871 dava il via ad una raccolta sistematica di osservazioni meteorologiche del Salento; terra che, grazie al De Giorgi, vanta il privilegio di essere una delle poche zone d'Italia ad avere avuto un periodo d'osservazione del clima fra i più lunghi; nel 1874 il De Giorgi inaugurò un proprio osservatorio meteorologico all'avanguardia, il secondo con quello di Castellaneta.
(3) op. cit. Numero Unico per le Feste Inaugurali del giugno 1898, a cura di C.De Giorgi.
(4) Cfr. Archivio Storico Comunale di Lecce, Cast. Carlo V; fald. X 3 1, B5

La Tramvia Elettrica Lecce San Cataldo 1898-1933

a cura del dott.
Giovanni Greco

Segue una tesi di laurea (estratto) sui processi industriali della città di Lecce dal 1800 al 1900: l'illuminazione cittadina a carbone, a petrolio, a gas di petrolio (1873) ed elettrica; la tramvia elettrica di Lecce (1898-1933).

Estratto da una tesi di laurea in Archeologia Industriale, conseguita presso la facoltà di Conservazione dei Beni Culturali, Università degli Studi di Lecce, dal titolo: "L'illuminazione cittadina a Lecce dal 1800 al 1900"
Relatore: Chiar.mo Prof. Gino PAPULI
Laureando: Giovanni GRECO. Lecce, 15 dicembre 1999

scrivi a servizibelsalento@gmail.com

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